• Chi sono i nuovi «conscious eater» italiani e come scelgono il cibo

    Una visione tipica degli stranieri è quella di noi italiani seduti comodamente a tavola, che mangiamo e intanto parliamo di cibo. Non a caso nel romanzo Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert il primo imperativo è tutto ambientato e sviluppato nel nostro Paese, con una Julia Roberts che nella versione filmica si ritrova, dopo il soggiorno a Roma, costretta a cambiare la taglia di pantaloni (ma con gioia).

     

    Questo stereotipo dell’italiano, tra tutti, è forse quello con le basi più solide, soprattutto se il confronto si fa con le altre nazioni. A confermarlo sono i dati di NielsenIQ, che ha condotto un’indagine a tema scelte alimentari su 37.250 famiglie in Italia (10-19 settembre 2021), Germania (18-19 maggio 2021), Francia (9-18 giugno 2021), Spagna (15-24 ottobre 2021) e Gran Bretagna (14-27 ottobre 2021).

    Un primo dato che emerge dallo studio è proprio che la Penisola si attesta in prima posizione per quanto concerne l’importanza attribuita al cibo. Il 92% delle famiglie coinvolte nel sondaggio, infatti, afferma che l’argomento è fondamentale nella loro vita quotidiana. La predilezione è per i piatti nazionali, a differenza ad esempio di Gran Bretagna e Germania (e qui ci starebbe la classica battuta all’italiana sul chissà perché).

     

    Se, tuttavia, è vero che l’italiano non perderà forse mai l’amore per la propria tradizione e la passione per il cibo, è altrettanto vero che il suo approccio alla materia sta almeno in parte cambiando. Un’evoluzione frutto dell’ibridazione con altre tendenze, quella green e sostenibile in primis, che porta a veder crescere il cluster di popolazione denominato dal report NielsenIQ dei «conscious eater».

     

    Chi sono i conscious eater? Sono acquirenti che adottano modelli nutrizionali e di acquisto alimentare guidati dai nuovi valori green, etici e di benessere, o meglio da ciò che sono le loro rispettive interpretazioni sul tema (l’evoluzione dei claim sui packaging ne è un esempio). All’interno di questo cluster si contano dunque stili e scelte differenti, ma tutte orientate da una nuova coscienza e consapevolezza in ambito food.

     

    Il 36% delle famiglie italiane durante la spesa investe ad esempio del tempo per controllare l’etichetta dei prodotti alimentari e verificarne gli ingredienti. Il 31%, poi, dichiara di ridurre il consumo di carne (non a caso il potenziale di sviluppo per i prodotti alternativi è forte come non mai), mentre l’11% dichiara di mangiare secondo un determinato regime alimentare poiché più sostenibile e quindi con minor impatto sull’ambiente.

     

    Volendo tracciare dei sotto-profili per nuclei famigliari, ci sono i “naturali” (15%), ovvero i più concentrati su ingredienti alimentari poco raffinati o non industriali in ottica di salubrità, e i “radicati” (13%), ovvero i più legati alla cucina italiana e ai prodotti regionali, per loro sinonimo di freschezza e gusto. Vi è poi un 5% di “etici” che cercano rassicurazione nelle certificazioni di sostenibilità dei prodotti che acquistano, garanzie sulla provenienza degli ingredienti ma anche come sulla tutela degli animali.

     

    Leggermente diverso posizionamento e orientamento di quelli che seguono diete “di nicchia”, dove si escludono specifici alimenti e allergeni (6%), e di coloro che potremmo chiamare “performer”, ovvero che hanno nella performance fisica e mentale l’obiettivo primario della loro alimentazione.

     

    La dieta di questo cluster è abitualmente ad alto contenuto proteico e tiene sotto controllo zuccheri semplici, grassi e carboidrati. Ciò non toglie l’interesse per i nuovi prodotti, soprattutto se riportano indicazioni relative ai benefici sulla salute. Parliamo generalmente di single o di nuclei familiari più giovani e senza figli (probabili frequentatori di palestra ndr).

     

    Da ultimi, non per importanza, vi sono i consumatori “indifferenti” che non rientrano in tutto il discorso sopra e il cui coinvolgimento rispetto al tema nutrizione è meno rilevante (22%). Le loro scelte d’acquisto sono generalmente guidate dal gusto e dal prezzo del prodotto, riducono al minimo la presenza dietro ai fornelli prediligendo pasti convenzionali veloci, facili e gustosi, ed è meno probabile che seguano una dieta specifica. In Italia questa categoria è composta dalle famiglie con figli con minore disponibilità economica.

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