• Cosa mangiava la Regina Elisabetta II? Segreti e curiosità dei menu privati e ufficiali di sua Maestà

    Fino alla fine la regina Elisabetta ha mantenuto un fisico in forma: era molto attenta a ciò che mangiava. È quanto emerge dalle cucine di Buckingham Palace e delle altre residenze reali

     

     

    Lo chef Darren Mc Grady ha rivelato tempo fa a Marie Claire le “reali” predilezioni: sogliola alla griglia o il salmone scozzese con spinaci e zucchine erano alcuni dei piatti amati dalla regina, ma anche manzo, aringhe o agnello per cena. Fra le ricette del pranzo anche semplici insalate con pollo alla griglia, pochi carboidrati, ma dopo una visita in Italia nel 2014 invitata dal presidente Giorgio Napolitano, sembra avesse amato e apprezzato un risotto alle erbette. The queen mangiava poco. La sua unica debolezza? Il cioccolato: lo amava sin da bambina. Lo chef rivela che la mousse au chocolat, spesso compresa nei menu dei pranzi ufficiali, fosse il suo dolce preferito.

     

    Al bando aglio e cipolla, vietati nei piatti. No anche alla carne al sangue, per motivi igienici o forse per gusto personale – il cuoco di corte aveva rivelato che la Regina mangia sempre la carne ben cotta, anche a palazzo. Off-limits il sugo di pomodoro, per evitare imbarazzanti macchie, cibi troppo piccanti o sconosciuti, per evitare imbarazzanti reazioni a tavola, e acqua del rubinetto: nel dubbio che non sia perfettamente sicura, perchè berla? Saggezza non popolare, ma regale.

     

    La Regina Elisabetta II ai fornelli?

    Non le piaceva cucinare, preferiva dedicarsi ai frutteti dei suoi giardini regali. Il Principe Filippo amava invece provare in cucina e organizzare ricche grigliate di famiglia. Come al ristorante, Buckingham Palace aveva un menu: veniva inviato alla Regina con tre giorni di anticipo e lei poteva scegliere i piatti. La Regina era sempre attentissima, un po’ ripetitiva nelle scelte. “Mangiava per vivere” ha affermato lo chef Mc Grady. Un’altra curiosità: anche per i piccoli corgi, i suoi amati cani, era previsto un menù a base di coniglio, riso e cavolo.

    L’ora del tè

    Un rito per la Regina che amava accompagnarlo con dei caratteristici scones, piccoli panini dolci con burro e marmellata o con dei tramezzini con salmone, uova, senape e cetriolini.

    Come ogni buon inglese che si rispetti, alle 17 scattava per la Regina l’ora del tè. La biografa reale, Katie Nicholl, ha citato fra le preferenze, torta alla frutta e al cioccolato, tè Earl Grey e canapè al cetriolo – che lo chef McGrady mostra anche nel suo canale YouTube: pane da tramezzino, cetrioli sottilissimi, formaggio fresco e menta. Altro must, i Jam Pennies, due fette di pane farcite di burro e marmellata di fragole, coppati a cerchio. Da mangiare rigorosamente con le mani.

    Chocolate biscuit cake

    Proprio McGrady aveva raccontato di come la sovrana amasse il cioccolato, nero e fondente, e la Chocolate biscuit cake, di cui ogni giorno mangiava una fettina durante il tea time, fino a finirla tutta. Perchè non si butta via niente. La speciale torta al cioccolato non è altro che una specie di salame di cioccolato, ma a forma di torta, e ricoperto da glassa al cioccolato. Anche il principe William ne è un grande fan, tanto oltre a condividerla durante il tea time con la nonna, l’aveva voluta anche come seconda torta nuziale al suo matrimonio con Kate Middleton.

    Gin e spumante regale

    La Regina oltre che essere una bevitrice responsabile, era anche produttrice. Il gin viene infatti prodotto sia a Buckingham Palace che a Sandringham House, e ci sono anche i vini. Nel 2011 infatti, la regina Elisabetta aveva fatto piantare una vigna nel Windsor Great Park e nel 2013 era arrivato il primo brindisi del Windsor Vineyard English Quality Sparkling Wine. È ancora in vendita, annata 2015.

    Il biologico di Re Carlo III

    Nelle cucine regali il vento sembra aver cambiato direzione: biologico e animalista per volere del Re. Oltre ai crostacei, frutti di mare, cibi crudi banditi dai menu per motivi di sicurezza alimentare, vietato acquistare e servire il petto d’oca o d’anatra: per motivi etici e di benessere di questi animali.

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