• Cresce il Bio in Italia: aumentano i consumi, gli assortimenti e i terreni dedicati alla agricoltura Bio in Italia

    Gli italiani scelgono sempre più spesso il biologico, ormai definitivamente affrancato dalla qualifica di scelta di nicchia per trasformarsi in abitudine consolidata, anche grazie alla presenza sempre più importante di prodotti bio nei supermercati.

    Dal sondaggio emergere che il 76,4% degli italiani mangia spesso bio, anche se le motivazioni sono diverse. C’è chi sceglie di mettere in tavola prodotti biologici soprattutto per convivialità: per mangiarli con il partner (38%) o in famiglia (38%), dove maggiore è l’attenzione alla salubrità se c’è un figlio piccolo.

    Ma il restante 24% compra invece per se stesso, abbinando alla sana alimentazione uno stile di vita più sostenibile. Tra le motivazioni di questa scelta, quindi, ai primi posti si trovano quelle che riguardano la salute e il rispetto dell’ambiente.

    Se confrontiamo il “carrello della spesa” dei prodotti biologici con quello “convenzionale”, i dati Ismea mostrano alcune differenze interessanti. La fetta più rilevante della spesa è destinata alla frutta, con il 24%, seguono gli ortaggi (18,9%), i derivati dei cereali (16,7%), latte e latticini (13,7%). Se invece consideriamo l’incidenza dei prodotti bio in ogni settore, in pole position troviamo le uova (uno su cinque è bio).

    La parte più importante della spesa agroalimentare “generica” invece, è destinata ai derivati dei cereali (14,3%), seguiti da latte e latticini (14%), “altri prodotti” (13,6%), ortaggi (10,6%) e carni (10,2%)

    Per comprendere l’andamento dei consumi, è utile soffermarsi sull’analisi presentata dall’Osservatorio Sana di Nomisma. Innanzitutto un dato globale: il valore delle vendite di prodotti biologici in tutti i canali (compresa la ristorazione) considerando l’anno che termina a luglio 2018, è superiore a 3,5 miliardi di euro, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Mentre l’export tocca i 2 miliardi.

    I motivi di questo successo secondo Nomisma sono dovuti al fatto che il biologico risponde ad alcune esigenze molto sentite dai consumatori: l’attenzione per la salute, la sicurezza e la qualità e il rispetto per l’ambiente.

    Il principale canale di vendita è la grande distribuzione (iper e supermercati) che ospita il 45% degli acquisti, contro il 24% dei negozi specializzati. Gli affari bio nella grande distribuzione crescono del 14% nel 2018 (sono triplicati se confrontiamo le vendite con quelle del 2010), mentre nei negozi specializzati – unico segno meno del settore – calano del 3%. E questo si spiega facilmente: innanzitutto la politica dei prezzi permette alla grande distribuzione di mantenere prezzi più convenienti.

    C’è un altro elemento da considerare, negli ultimi tre anni le referenze biologiche nei supermercati sono aumentate: quelle a marchio della catena, in particolare, sono passate da 1858 nel 2014 a 3529 nel 2017.

    Oltre a soddisfare chi cerca prodotti bio, i supermercati raggiungono un pubblico meno “specializzato”, che trova facilmente alimenti bio sugli scaffali, magari in promozione, e li prova. In questo modo aumenta il numero di famiglie che ogni tanto compra bio. Le interviste ai consumatori di questi prodotti lo confermano: il 44% acquista biologico prevalentemente al supermercato – perché in questo modo fa la spesa in un unico posto – il 19% preferisce invece i negozi specializzati, in particolare per l’assortimento più ricco.

    L’Osservatorio SANA 2018 ha realizzato un approfondimento sul canale specializzato, grazie alla realizzazione di un’indagine dedicata ai punti vendita specializzati in prodotti BIO.

    Quando il SANA Salone Internazionale del biologico e del naturale ha esordito, il bio era un settore di nicchia, oggi, dopo 30 anni, è un comparto affermato, che rappresenta circa il 3% del totale dell’agroalimentare, ed è ancora in crescita. Come ormai accade da diversi anni, i numeri del biologico mostrano un incremento, sia sul fronte della produzione sia su quello dei consumi.

    Secondo i dati raccolti dal Sinab, i terreni destinati all’agricoltura (a fine 2017) sono quasi 2 milioni di ettari: il 15,4% della superficie agricola utilizzata. L’incremento è del 6,3% sul 2016 e del 71% rispetto al 2010. Le aziende del settore sono poco meno di 76 mila (+5% sul 2016), rappresentano il 4,5% del totale e hanno un’incidenza più bassa rispetto all’estensione delle superfici, perché le aziende biologiche sono di solito più grandi.

    Le regioni con la maggior estensione si trovano al Sud: Sicilia, Puglia e Calabria e ospitano il 46% dei terreni. Le colture principali sono prati a pascolo, foraggere e cereali anche se si registra un forte incremento delle colture più “pregiate”: la superficie a ortaggi cresce del 25% e quella destinata a frutta del 13%.

    La rete di punti vendita del canale specializzato in prodotti bio ha raggiunto, nel 2017, quota 1.437 unità (+13% rispetto al 2013 e +111% rispetto al 1993 – fonte: BIOBANK); oltre la metà (60%) ha sede nel nord Italia, il 23% nel Centro e la restante parte nel Sud. Il 45% dei negozi ha aperto solo nell’ultimo decennio (la quota di aperture antecedenti al 1997 è pari al 28%). Il 27% dei punti vendita dedicati al bio aderisce ad un’insegna, a questa quota va aggiunto una rilevante componente di negozi affiliati con contratti di tipo commerciale (oltre il 30% del totale).

    In Italia, il canale specializzato BIO (relativo alla categoria food&beverage) ha realizzato nel 2017 vendite per 865 milioni di euro, segnando per la prima volta una battuta d’arresto (-3% rispetto al 2016). Frenata riconducibile per lo più al rafforzamento della Grande Distribuzione nel segmento bio. Negli ultimi 15 anni si è registrato infatti un forte ampliamento degli assortimenti bio (+330% il numero delle referenze proposte), con grande capacità di innovazione nei prodotti a marca del distributore (nella Top15 dei prodotti bio più venduti in GDO ci sono ben 7 prodotti in private label).

    A soffrire maggiormente sono le vendite di prodotti confezionati (-3,6% rispetto al 2016), mentre la categoria fresco e freschissimo (-1,8%) mostra maggiori capacità di tenuta, rappresentando inoltre un’ancora importante per i punti vendita del canale (34% del giro d’affari si riferisce al mondo del fresco, con una pressione promozionale pari al 19% a fronte di una quota di vendite in promo pari al 32% registrata per la categoria dei prodotti confezionati).

    La lettura dei trend delle vendite ha differenti dinamiche anche per tipologia di negozio: sono gli indipendenti a mostrare una frenata più brusca nelle vendite (-4,4% rispetto al 2016) rispetto a quanto registrato tra i negozi appartenenti a catene o affiliati (-2,7%). Il breakdown del trend delle vendite bio del canale specializzato per area geografica mostra un rallentamento più forte al Centro (-4,4% la flessione del giro d’affari) e meno intenso al Nord (-2,5% sul totale, -0,2% nel fresco) e al Sud (-1,9% sul totale, -2,3 nel confezionato). A soffrire sono soprattutto le piccole superfici (fino a 70 mq) dove le vendite calano del -3,9% a fronte di una variazione del -2,9% nei punti vendita di oltre 150 metri quadri.

    149 visite
    0 commenti
  • Lascia un tuo commento

    Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.
    Campi obbligatori *