• Galateo e Covid: Il bon ton si fa pop

    Gli smartphone, i profili social e le chat WhatsApp stanno imponendo un nuovo “savoir vivre”. A cui si sono aggiunte le modalità del dopo Covid

     

    Confessiamolo: prima o poi proviamo tutti una nota di disappunto, mista a un accenno di irritazione,quando inviamo un messaggio WhatsApp a qualcuno, notiamo la spunta blu di avvenuta lettura e non riceviamo risposta né nei successivi dieci minuti,né dopo giorni. Bene,sappiate che questo modo di fare non denota scarsa attenzione nei vostri confronti (non sempre, almeno), ma si tratta perlopiù di squisita maleducazione moderna. Lo stesso vale per le e-mail: la risposta – sempre che i messaggi non finiscano nella posta indesiderata – va data (e ricevuta) tutt’al più entro 24-48 ore, altrimenti si è apertamente scortesi digitali.

     

    Il nuovo galateo contemporaneo

     

    La conferma? Arriva dal nuovo galateo contemporaneo. Che, complici i social e le piattaforme tecnologiche, si è arricchito di nuove regole da conoscere presto e subito. La pandemia, poi, ha portato a nuovi bisogni in termini di etichetta.

     

    Saluti e baci

     

    Ad esempio, partendo dall’abc, dai preliminari dell’educazione: come dovremmo salutarci adesso nel post Covid, continueremo ancora a sfiorarci i gomiti o torneremo a darci la mano e ad abbracciarci? E in che modo andrà portata la mascherina, al di là delle indicazioni governative: sarà corretto portarla sul polso tipo braccialetto o andrà nascosta in un contenitore nella borsa come un rossetto da tirar fuori all’occorrenza? Interrogativi per nulla scontati di questi tempi, perché se il mondo è cambiato durante l’emergenza Covid, va detto che siamo cambiati anche noi, abituati ora a mantenere le distanze.

     

    I saluti bon ton nel post Covid

     

    «Per il momento sconsiglio di tendere la mano. Nessuno si offenderà. Per il resto non mi piace l’accostamento dei gomiti. Come modalità non la ritengo elegante, soprattutto per una donna. Suggerisco piuttosto gesti alternativi come il “Namasté”, il saluto indiano con le mani giunte; non solo è conosciuto internazionalmente, ma ne fa grande uso, per dire, anche un royal come il principe Carlo» chiarisce l’esperta di etichetta Elisa Motterle, autrice di Bon Ton Pop. Manuale di galateo contemporaneo per migliorare se stessi e vivere bene con gli altri (HarperCollins) in cui prende in esame le nuove frontiere del lifestyle socialmente corretto, “pop” appunto. «Quanto alla mascherina è una protezione personale. Va usata quando è opportuno e in modo corretto, cioè coprendo naso e bocca, mentre quando non si utilizza va tenuta in borsa».

     

     

    Le sagge nuove regole della Mise-En-Place

     

    Niente cesto del pane. Meglio appoggiare un singolo panino sul tavolo davanti alle forchette

     

    Mai appoggiare il proprio tovagliolo sulla tavola, che di per sè è un gesto riprovevole, non solo per etichetta ma soprattutto per igiene e sicurezza sanitaria degli altri commensali.

     

    Consigliatissima la pratica di legare attorno al gambo dei bicchieri un nastrino di colore differente per distinguare i propri dagli altri.

     

    Utilizzare differenti clip per sporzionare e non una per tutti. Ideale sarebbe di portare a tavola il cibo già impiattato il tipico servizio all’italiana, cioè il piatto preparato in cucina. Questo per evitare di far passare di mano in mano piatto e posate di servizio

     

    A proposito di ingombro in questo periodo è consigliato ridurre all’osso le decorazioni in tavola: abbiamo bisogno di spazio, rigore e pulizia, quindi anche per la tavola di Natale bando alle polverine, pupazzetti polverosi e altre amenità poste a tavola per abbellire.

     

    Smartphone a tavola? No!

     

    In effetti, a scorrere il nuovo galateo dovremmo praticamente tornare sui banchi di scuola e riprogrammarci daccapo. «L’etichetta si nutre dei cambiamenti della società. Oggi nessuno scrive più lettere a mano, ma usa WhatsApp anche per le liste della spesa o per chiudere una relazione. Mi piace pensare che il bon ton sia per le relazioni umane ciò che l’ecologia è per il pianeta: un atto di cura e d’amore per l’ambiente che ci circonda» sottolinea Motterle che ha studiato alla Protocol and Etiquette Academy di Londra.

    Perché se sono scontate regole come il non lasciare dietro di sé una scia profumata in ascensore (la firma olfattiva dovrebbe essere appena percettibile) o chiedere un improbabile stuzzicadenti al ristorante, o peggio ancora il non mangiare a bocca aperta («Succede più di quanto non si creda, anche tra personaggi insospettabili»), sull’uso dello smartphone ad esempio c’è ancora molto da imparare. Soprattutto perché il cellulare ormai è diventato una sorta di totem sacro: ce lo portiamo dietro dappertutto, anche davanti a un piatto di pasta. «Il suo posto a tavola, però, è… lontano dalla tavola. Al ristorante, come a casa» sottolinea l’esperta.

     

    Altre accortezze

     

    All’arrivo in casa altrui, se prima era sconveniente e penalizzante in termini di etichetta chedere subito dove si trovava la toilette, ora è quasi un must, per potersi subito lavare le mani ( segno di grande civiltà e rispetto ai tempi del covid)

     

    Diciamolo: chi non ha impilato i cappotti degli ospiti sul letto? Oggi è proprio sconsigliato, i vestiti  pare siano portatori “insani”,  quindi organizzate uno spazio con grucce singole dove riporre giacche e paltò degli ospiti.

     

    Pochi invitati?
    “Meno siamo minore è il rischio che ci sia un positivo e si diffonda l’infezione. Ma non c’è un numero esatto che certifichi l’assenza di rischio”.

     

    “La finestra aperta. E sarebbe buono utilizzare le mascherine anche a
    tavola, rimuovendole quando si mangia…”.

     

    A tavola non si dovrebbe mai parlare di finanza, politica, religione, aspetto fisico, malattie morte, età, sono argomenti che possono originare situazioni imbarazzanti. In famiglia tra parenti c’è la conversazione di carattere intimo, supportata dal rapporto familiare. In questo periodo sarebbe raccomandabile parlare di cose amene, una cena che ci lascia depressi non sarà ricordata come una serata di successo.

     

     

    Insegnare il bon ton ai food influencers

    «L’unica eccezione vale per la telefonata importante. In questo caso, basta scusarsi e rispondere dopo essersi allontanati». Urlatori seriali a parte, in treno o in metropolitana (con la mascherina che ne ha ulteriormente enfatizzato il tono di voce), il problema riguarda, però, gli ossessionati del selfie ovunque e dovunque. O dei “foodies”, gli influencer del cibo, che costringono tutti ad attendere prima di agguantare finalmente il boccone.

    «Supponendo che non si tratti di questioni di vita o di morte, il cellulare va lasciato in borsa. Ed è vietato fotografare un piatto se si è in gruppo» chiosa l’esperta. Ci sei? E cosa dire dei testi nei messaggi? A volte arrivano scritti degni del codice di Hammurabi come: D=D, :-D, :-O che, oltre alla “traduzione” simultanea, richiedono anche una risposta adeguata. Come si replica a tema? Oppure arrivano due parole stringate come “C6?” (ci sei?) senza un buongiorno o buonasera. «Lo ripeto sempre: i messaggi vanno scritti con soggetto, verbo e complemento oggetto, a ogni livello».

     

    Business etiquette

    Esiste poi la business etiquette. Dove il primo errore sono le e-mail con l’iniziale del nome (prendete nota se lo fate). «Le e-mail si firmano per intero. Se non si firma chi scrive, chi può farlo al suo posto?». E il secondo riguarda l’assenza del subject, l’oggetto, costringendo chi riceve il messaggio a leggersi tutta la corrispondenza. «È una perdita di tempo inutile se si considera che il 48 per cento della posta viene letto sul telefonino in pochi secondi».

    Altra novità dei nostri tempi sono le videochiamate. Tutti abbiamo assistito nei mesi scorsi a incidenti “live” (anche divertenti…) tra comparse déshabillé, audio accesi con il sottofondo della Vita in diretta o inquadrature in chiaroscuro genere colonnello Kurtz in Apocalypse Now. In fondo, quasi nessuno era preparato, come ha rilevato una fresca ricerca Censis-Lenovo che ha sottolineato come le videocall abbiano ridefinito tempi e spazi del quotidiano per oltre il 70 per cento degli italiani.

     

    Attenzione alle insidie delle video call

    «Ho sentito di candidati in giacca e cravatta collegati con il letto sfatto alle spalle, di manager con l’asciugamano in testa o persone che sgranocchiavano patatine in diretta. Come in tutte le cose esiste il buon senso» prosegue Motterle. Come comportarsi, allora, in futuro? «Prima di tutto bisogna vestire in maniera professionale: le felpe con la lingua dei Rolling Stones o i Simpson sono fuori luogo. Importantissimo dotarsi di una buona fonte di luce frontale per non essere una sagoma nera in controluce.

    Non ultimo: alle videocall ci si collega con un paio di minuti di anticipo a microfono spento. Ricordarsi di riattivarlo è un’attenzione spesso sottovalutata: si assiste regolarmente a soliloqui muti». L’onda anomala del Galateo sono, infine, i gruppi WhatsApp. Tra quelli delle mamme, della palestra e dell’ufficio, a volte si rischiano incidenti diplomatici così plateali che neppure Trump con la Cina. Il tutto per colpa di messaggi inviati per distrazione o surreali liti in diretta.

     

    Alcune regole? «Non avviate discussioni fuori tema con un solo membro della chat. Chiedete sempre il permesso di inserire un nuovo numero. Evitate di mandare messaggi a orari improbabili togliendo il sonno a dieci persone in contemporanea. Infine: i vari “ki”, “tvttb”, “lol”, “nn” vanno lasciati agli adolescenti. Le emoji con cuori e faccine vanno riservate, invece, solo ai social e alle chat tra amici». Sia mai che finiscano in quella sbagliata.

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