• Il Cibo nell’Arte: dal ‘500 a Van Gogh

    Dal Cinquecento, la rappresentazione del cibo nei quadri fornisce una vera e propria lettura sociologica del periodo. Principalmente si dà importanza al cibo dei poveri o alla contrapposizione del cibo consumato da poveri e ricchi.

    Albrecht Durer, Adamo ed Eva, 1507 , Madrid, Museo del Prado

    La storia dell’uomo, secondo la Genesi, comincia con un atto alimentare che segna la disobbedienza a Dio, rivelando la fragilità dell’uomo e la necessità di Redenzione. Nel Giardino dell’Eden, Adamo ed Eva colgono il frutto proibito dall’albero “della conoscenza del bene e del male”, tentati dal serpente. Durer realizza una versione su due tavole separate dal fondo nero, i rami di melo nascondono le nudità.

    Pieter Bruegel, Nozze di contadini, 1568,Vienna, Kunsthistorisches Museum

    In un granaio, ad una grande tavolata, si sta celebrando il pranzo nuziale di una coppia di contadini. I commensali indossano gli abiti del periodo. E’ riconoscibile la sposa con una coroncina in testa e con un drappo scuro appeso dietro di lei. Lo sposo, come da tradizione, serve la tavola e probabilmente è il personaggio all’estrema sinistra che sta travasando della birra in una brocca. Il pasto è povero, polenta per tutti, servita con delle semplici assi, forse una porta. In primo piano un bimbo con un cappello da adulto che gli copre gli occhi sta leccando il piatto. La quantità di dettagli di vita quotidiana fanno di quest’opera uno dei primi chiari esempi di pittura di genere.

    Mangiatori di ricotta, Vincenzo Campi 1580 Olio su tela, (72 x 89 cm), collezione privata

    L’opera appartiene al soggetto della scena di genere, costituita prevalentemente da immagini di vita quotidiana che hanno come protagonisti soggetti appartenenti a classi sociali meno abbienti.
    I tre uomini e la donna hanno appena iniziato ad assalire il piatto di ricotta, un latticino economico rispetto agli altri tipi di formaggi, come quello di capra, diffuso nel seicento ed utilizzato nelle cucine dei ricchi signori. I personaggi mostrano un atteggiamento divertito, guardano verso l’osservatore che può notare la goduriosità e l’appagamento sui loro volti.

    Annibale Carracci, Il mangiafagioli, 1583-84, Roma, Galleria Colonna

    In antitesi al Manierismo, ecco un quadro “di genere”, considerato un capolavoro per l’abilità dell’artista di rendere un rozzo e umile paesano per quello che è, rozzo e umile senza intenti grotteschi., distante dai temi sacri e mitologici, raffigurante il realismo della quotidianità: un popolano, forse seduto a un tavolo di una taverna, consuma un pasto frugale a base di fagioli, cipolle, funghi e patate, accompagnato da una brocca di vino bianco. Il punto di vista è ravvicinato, la pittura è veloce, moderna, dalle spesse pennellate, anticipa il tema della natura morta e non fa che perfezionare l’intenzione del pittore.

    Annibale Carracci, La bottega del macellaio, 1583-85, Oxford, Christ Church Gallery

    La scena è affollata, senza alcuna priorità di soggetti, le figure sono ritratte per intero nelle loro azioni quotidiane. Probabilmente queste operazioni all’interno della bottega non avvenivano contemporaneamente, ma il quadro rappresenta una sintesi durante l’arco della giornata di questo lavoro considerato umile e bistrattato, ripreso dal “vero naturale”, senza alcuna velleità manieristica.

    Tintoretto, Ultima cena, 1592-94, Venezia, San Giorgio Maggiore

    La vista della tavolata non è frontale e in quest’ottica l’effetto prospettico è maggiore. L’ambiente è una classica taverna veneziana, quindi l’Ultima cena viene attualizzata. Cristo è quasi sul fondo della scena, illuminato dalla luce divina, e sta offrendo il pane. I vapori si trasformano in presenze angeliche. In primo piano, sono raffigurati due inservienti. La donna offre un’alzata ricolma di manna ebraica che l’altro servitore rifiuta, preferendo della frutta. Sul tavolino di servizio, sono presenti la pisside per le particole, il secchiello e l’aspersorio per l’incenso, elementi che rimandano al sacramento dell’eucarestia.

    Intanto si cominciano a diffondere i quadri di genere e gli oggetti diventano sempre più importanti e protagonisti della scena al pari delle persone.
    Partendo dal Nord Europa, fanno capolino scene di mercati e cucine, cronache di feste e banchetti, interni di botteghe e anche in Italia si comincia a sentire questo cambiamento.

    Con la fine del XVI secolo la Natura Morta è pronta ad affermarsi nella pittura al pari degli altri generi; in questi anni gli alimenti raffigurati non saranno concepiti come comparse ma diventeranno i veri protagonisti dell’arte. Frutta e verdura vengono rappresentati nei loro minimi particolari, nella loro naturalezza, nella loro imperfezione, stando ad indicare la bellezza corrosa dal tempo, la precarietà della vita terrena e il ciclo della natura.

    Un posto a parte merita Giuseppe Arcimboldo, l’eccentrico autore di composizioni illusioniste e surrealiste ante litteram, noto per le sue teste composte, nelle quali utilizza ortaggi, fiori, frutti, carni e pesci, oggetti di uso quotidiano. Manierista capace e competente, padroneggia perfettamente le tecniche pittoriche e figurative della migliore scuola lombarda del XVI° secolo. Sbalorditivo nel saper trovare nuove soluzioni utilizzando il solito stile. Fu molto imitato nei secoli successivi  talvolta usando le immagini per composizioni ambigue e di doppia lettura come nell’ Ortolano del 1590.

    Fu un grande innovatore e inventore di uno stile personalissimo, senza precedenti, che nei suoi quadri dà alla frutta, alla verdura, ai pesci di mare ed ai volatili, le forme antropomorfe più curiose. Due fulgidi esempi:

    Il celebre quadro : Estate di Arcimboldo

    e l’Autunno sempre di Arcimboldo

    Principali fautori delle ‘nature morte’ sono i pittori fiamminghi olandesi e in Italia è Caravaggio che sfida  la pittura del suo tempo dipingendo la celebre Canestra di frutta, prima opera conosciuta nella quale il cibo non è accessorio, ma protagonista assoluto della tela.

    Caravaggio, Canestra di frutta, 1597-98, Milano, Pinacoteca Ambrosiana

    Commissionata per essere donata al Cardinale Borromeo, questa famosissima natura morta racchiude elementi simbolici legati alla dottrina cristiana. I frutti sani vicino a quelli bacati rappresentano il “memento mori”, la caducità della vita umana, mentre l’uva raffigura il sangue di Cristo. Il punto di vista è anomalo, allo stesso livello del tavolo, e ciò rende in modo evidente gli effetti di luce sulla frutta e sul cesto di vimini, disegnato con realismo quasi fiammingo.

    La precisione fotografica con cui Caravaggio dipinge la canestra è a dir poco sorprendente, tanto che consigliamo di guardarlo da vicinissimo per coglierne al meglio i particolari; ogni frutto e ogni foglia diventa letteralmente un protagonista proprio come se fosse una rappresentazione sacra o mitologica. I frutti fragranti e succosi, diventano i protagonisti della rappresentazione, definitivamente separati da secondi significati religiosi o filosofici, e collocati sullo stesso piano della figura umana.

    Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601-02, Londra, National Gallery

    Cristo risorto riappare, durante una cena ad Emmaus, ai suoi discepoli, che lo riconoscono dai suoi gesti ripetuti nell’Ultima cena. La mensa presenta il pane e il vino ma è arricchita anche da altri alimenti, come il pollo e la cesta di frutta, raffigurata in bilico sulla tavola, quasi come un invito per chi guarda ad afferrare i frutti del paradiso.

    Diego Velazquez, Vecchia che frigge le uova, 1618, Edinburgo, National Gallery of Scotland

    Pieter Claesz, Natura morta con astice e aragosta, 1643, Minneapolis,
    Institute of Arts

    Ci troviamo davanti ad un banchetto interrotto. Il calice di vino bianco pregiato, il bicchiere con le tacche per la birra all’estrema sinistra, il piatto di ceramica decorata pieno di salsa, il limone e il pane bianco già tagliato, la portata principale non ancora consumata, tutto fa pensare a un pasto di persone ricche. La presenza dell’orologio ricorda il “memento mori”, i crostacei simboleggiano l’anima umana e la Resurrezione.

    Jan Steen, L’allegra famiglia, 1668, Amsterdam, Rijksmuseum

    Con la riforma protestante e la controriforma cattolica, c’erano stati episodi di iconoclastia. L’arte sacra cominciava ad essere sostituita dall’arte di genere, con soggetti di vita quotidiana. Il banchetto è quasi al termine e regna la confusione. Alcune stoviglie sono a terra, la tovaglia è scomposta. Il prosciutto sul tavolo ci racconta di un pranzo per un’occasione speciale. La famiglia è quella del pittore, il quale si ritrae nel suonatore di cornamusa.

    François Boucher, La belle cousinière, 1731, Parigi, Musée Cognacq-Jay

    In un contesto realistico di una cucina povera, una ragazza si ritrae dalle insistenti attenzioni di un giovane, cercando di salvaguardare le uova che tiene nel grembiule. L’uovo raffigura la virtù della donna, virtù compromessa dall’uovo già rotto caduto di fronte a lei. Il cavolo rappresenta una metafora linguistica: in quel secolo era nata l’espressione “mon petit chou”, vezzeggiativo usato per chiamare figli e mariti. Nell’angolo a destra, un gatto è alle prese con la sua preda, un polletto.

    Jean Etienne Liotard, La bella cioccolataia, 1744-45, Dresda, Gemaldegalerie

    Una cameriera è in atto di servire una tazza di cioccolata ad una padrona ipotetica. Il vassoio di lacca è una preziosa cineseria di importazione, la tazza a campana di porcellana di Meissen, la trombleuse d’argento per impedirne il rovesciamento e il bicchiere d’acqua rimandano al rituale della cioccolata mattutina alla corte di Maria Teresa d’Austria, presso la quale Liotard era pittore ufficiale.

    Pietro Longhi, La lezione di geografia, 1752, Venezia, Pinacoteca Querini Stampalia

    In questo dipinto il caffè è una presenza discreta ma significativa: la ragazza sta misurando il globo terrestre, mentre due domestiche le servono il caffè. Nell’epoca dell’illuminismo, lo studio era aperto a uomini e donne e rappresentava la sola arma per liberarsi dall’ignoranza e dai pregiudizi, nonché un diritto di tutti. Così questa giovane non è alle prese con la toilette o con l’educazione dei figli, ma è impegnata in un’attività di studio e il caffè è un naturale corroborante, simbolo del risveglio dello spirito critico dal torpore dell’oscurantismo.

    Si giunge così al maestro assoluto, al genio di  Vincent Van Gogh, il quale si propone di rappresentare i più umili, nel tentativo, attraverso l’arte, di ridare dignità a tutti gli esseri viventi indipendentemente dalla loro classe sociale. Nel celebre quadro “I Mangiatori di patate”, dipinto nel 1855, la patata, ortaggio alquanto comune e base dell’alimentazione contadina, rappresenta, ancora una volta, la ricompensa per il duro lavoro svolto.

    Edourad Manet, Le Dèjeuner sur l’herbe, 1862-63 , Museo D’Orsay Parigi

    Edouard Manet, Natura morta con carpa e ostriche, 1864, Chicago, Art Institut

    In una visione impressionista, l’autore presenta su un tavolo tutti gli elementi e gli ingredienti per cucinare la bouillabaisse, la tradizionale zuppa di pesce francese.

    Paul Cezanne, Natura morta con vaso, caffettiera e frutta, 1872

    Pierre-Auguste Renoir – La colazione dei canottieri , 1880-1882 , Phillips Collection Washington

    Vincent Van Gogh, natura morta con frutta e castagne – 1886

    Vincent Van Gogh , Natura morta con mele, pere, limoni e uva – 1887

    Vincent van Gogh: Natura morta con bottiglia e limoni, 46 x 38 cm. , 1887 – Amsterdam Rijksmuseum

    Paul Gouguin, narura morta con tre cuccioli, tre bicchieri, pere e ciotola del latte, 1888,
    Museo diarte moderna, New York

     

    Natura morta con tavolo da disegno, pipa, cipolle e cera è un dipinto a olio su tela (50×64 cm) realizzato nel 1889 dal pittore Vincent van Gogh. È conservato nel Museo Kröller-Müller di Otterlo

     

     

     

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