• L’uomo è ciò che mangia… e comunica

    Da tempo siamo circondati dal cibo: chef star, ricettari best-seller di suore e attrici, cucine etniche, santoni di dietetica e tribù alimentari. È difficile sottovalutare l’importanza culturale del cibo. Il mangiare si è trasformato in un autentico fenomeno sociale, una pratica più discorsiva che gustativa e fisiologica, nell’intreccio di una perenne narrazione etica, politica, economica, ambientale e artistica.

    Il cibo è una questione sia d’identità familiare – le lasagne della nonna, i tortellini della mamma – che etnica con l’orgogliosa rivendicazione dei piatti tipici regionali e nazionali.

    Il rapporto della Fondazione Censis su “Gli italiani e il cibo”, quando venne presentato in occasione dell’Expo di Milano, dichiarava che il mangiare «è il nostro grande tema nazionale, pervasivo sul piano sociale, una componente fondamentale dello stile di vita, della cultura e dell’identità italica».

    Del resto, numerose statistiche, non solo italiane, fra gli argomenti di conversazione quotidiana danno il cibo, davanti all’economia, alla politica o allo sport. Nella chiacchiera di tutti i giorni, in ufficio, in treno, sull’autobus o al telefono, il mangiare, nelle sue molteplici sfumature, dalla dietetica alla culinaria, fino ai consigli «dove si mangia bene e si spende poco», ha surclassato il sesso come tema condiviso. Ormai dei gusti sessuali non si discute per pudore e privacy, mentre dei gusti alimentari si parla anche animatamente manifestando le opinioni più diverse.

    Partendo da tali premesse è quasi impossibile non essersi imbattuti nella sentenza «l’uomo è ciò che mangia», del filosofo Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872). L’autore, che aveva dominato e scandalizzato la scena culturale tedesca del suo tempo, osservava come di tutte le sue opere letteraria c’era il rischio che alla fine si ricordasse solo quella frase.

    Certo condensare il pensiero di un filosofo in uno slogan è sempre un procedimento sommario, è come valutare l’opera di Beethoven ascoltando solo la riproduzione di un jingle della suoneria del cellulare. Tuttavia ciò che Feuerbach ha fatto, riducendo il pensiero a frasi efficaci, a lampi aforistici, a giochi linguistici, può essere indicato come un segno anticipatore della moderna società liquida.

    Pure Brillat-Savarin all’inizio della sua Fisiologia del gusto, vera Bibbia ottocentesca della gourmandise moderna con «dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei» interpreta perfettamente questo fenomeno.

    Vogliamo concludere proponendo la sentenza di Feuerbach aggiornata per i social network: l’uomo è ciò che mangia… e comunica.

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