• Pasta 100% nostrana: la lista delle marche che utilizzano solo grano italiano

    Pasta italiana: la lista delle marche che utilizzano solo grano nostrano

    Uno dei temi più caldi quando si parla di prodotto made in Italy è sicuramente quello della pasta, simbolo protagonista della tradizione enogastronomica del nostro Paese. Scopriamo subito quali sono le marche che producono pasta con 100% grano italiano:

     

    • Afeltra
    • Agnesi
    • Alce Nero
    • Amoreterra
    • Antonio Amato
    • Azienda Agricola Caccese
    • Baronìa
    • Casa Prencipe
    • Fratelli Minaglia
    • Gentile
    • Ghigi
    • Girolomoni
    • Granoro
    • La Molisana
    • La Pasta di Camerino
    • Liguori
    • Marella
    • Martelli
    • Pasta Armando
    • Pasta Coop, linea Fior Fiore
    • Pasta Despar Premium
    • Pasta Di Canossa
    • Pasta Mancini
    • Pasta Poiatti
    • Pasta Toscana
    • Pastificio Barbagallo Di Mauro
    • Pastificio Benedetto Cavalieri
    • Pastificio Carbone
    • Pastificio Di Martino
    • Pastificio Dei Campi
    • Pastificio Graziano
    • Pastificio Moisello
    • Pastificio Nicola Russo
    • Pastificio Sgambaro
    • Pastificio Vallolmo
    • Rummo, linea integrale
    • Rustichella d’Abruzzo, linee Primograno e Triticum Bio
    • Valle Del Grano
    • Verrigni
    • Vivi Verde Coop
    • Voiello.

     

    Vediamo ora di capire di più riguardo alla situazione del grano italiano e estero, dato che soltanto durante il 2018 si sono susseguiti molti cambiamenti che hanno scosso il mercato dalle fondamenta: da nuove leggi, a proteste dell’opinione pubblica, fino agli accordi tra i maggiori player del settore. Inoltre, numeri alla mano, come si muove la bilancia dell’import/export della pasta in Italia e all’estero? Proviamo ad approfondire insieme tutto questo e a dipanare una matassa complessa di uno dei mercati principali del nostro paese.

     

    Il tema della tracciabilità e dell’origine della materia prima quando si parla di pasta è stato al centro di numerosi dibattiti, disegni di legge e accordi tra le maggiori realtà industriali italiane. Lo scorso febbraio, infatti, è entrato in vigore il decreto che prevede delle nuove etichette per la pasta, sulle quali devono essere specificati il paese di coltivazione del grano, e quello in cui è stato macinato, in modo da offrire al consumatore un’indicazione semplice e diretta.

     

    Questa novità ha avuto anche il plauso del Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo “l’etichetta di origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati spacciati per Made in Italy […] Un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza indicazione in etichetta, come pure un pacco di riso su quattro”.

     

    Un altro dei temi più caldi che il settore dell’agricoltura ha attraversato è sicuramente quello del glifosato nella pasta, e della pericolosità di questo erbicida, tra i più usati al mondo. Dopo diverse ricerche scientifiche i pareri sembrano essere ancora discordanti, tanto che secondo l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), l’erbicida non si è dimostrato “cancerogeno, mutageno o capace di influenzare negativamente la riproduzione, ma può causare gravi danni agli occhi ed esercitare tossicità sul biota acquatico”.

     

    Mentre l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), sostiene che: il glifosato appartiene al gruppo 2A (“carcinogeni probabili”) della classificazione IARC delle sostanze, in base alle prove sufficienti di cancerogenicità negli animali. Attorno al tema è montato un vero e proprio caso, che ha fatto crescere la preoccupazione dell’opinione pubblica, spingendo uno dei maggiori colossi di produzione di pasta in Italia, Barilla, a decidere di tagliare del 35% le importazioni di grano dal Canada (dove il glifosato viene utilizzato durante la preraccolta).

     

    Tuttavia, è utile sottolineare che anche se il 13% dei prodotti alimentari testati in Europa contiene glifosato, è in ogni caso in quantità ampiamente al di sotto dei limiti fissati dall’UE. “Penso che sia una sorta di suicidio dire che la pasta è avvelenata dal glifosato ma questo è l’approccio che abbiamo ora. È molto difficile cambiare l’opinione pubblica” aveva commentato Emilio Ferrari, Direttore acquisti di Barilla.

     

    Mantenere alta la fiducia del consumatore, dunque,  è uno dei maggiori obiettivi della filiera agroalimentare. Questo infatti non è dimostrato solo dai decreti e dalla produzione, ma anche delle grandi partnership che coinvolgono protagonisti del settore come quello di Coldiretti, Fai (Filiera agricola italiana) e Consorzi Agrari con il Gruppo Casillo per l’accordo sul grano biologico. “partendo dal fornaio, fino ad arrivare al cliente, la richiesta di un prodotto 100% italiano si fa sempre più forte. Così abbiamo deciso di certificare tutta la filiera, dalla semente fino al sacco di farina, questo con l’obiettivo primario di dare una garanzia al consumatore e risollevare un comparto ancora importante in Italia” ci raccontava in un’intervista Paolo Sanguedolce, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Selezione Casillo.

     

    Se vi state chiedendo come mai in Italia non si produce pasta soltanto utilizzando il grano coltivato all’interno dei confini nazionali la risposta è da ricercare nei numeri. l’Italia infatti produce circa 4 milioni di tonnellate di grano duro l’anno, a fronte di un bisogno di 6 milioni. Questa differenza di quantità necessarie per la produzione porta alcune aziende a cercare il grano all’estero, pur di sostenere la domanda sia del comparto dell’export sia del consumo interno.

     

    I numeri infatti sottolineano come il mercato della pasta sia in continua espansione. Secondo i dati di Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e Ipo (International Pasta Organisation), la produzione mondiale di pasta oggi sfiora, i 15 milioni di tonnellate, in crescita del 3% rispetto all’anno scorso e ormai vicina a “doppiare” i 9 milioni di 10 anni fa.

     

    Tutto questo per far fronte a un consumo su scala globale sempre più massivo di pasta, che però continua a vedere in cima alle preferenze quella prodotta in Italia. Le conseguenze sono evidenti nell’export del mercato del nostro Paese, che vede aumentati i “destinatari” (oggi quasi 200, +34%) con un raddoppiamento della quota export, da 740.000 a oltre 2 milioni di tonnellate, più della metà della produzione. Germania, UK, Francia, USA e Giappone si confermano i Paesi che più preferiscono un piatto di pasta Made in Italy, mentre gli stati che registrano i numeri maggiori sono Russia (+76%), Olanda (+29%), Arabia Saudita (+27%) e Australia (+16%).

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