• Pasta di legumi: i nuovi prodotti a base di lenticchie, piselli, ceci

     

    La pasta è per gli italiani un alimento irrinunciabile e fra le novità otre a quella integrale, di Kamut, di farro adesso si aggiunge quella a base di legumi: comparsa in un primo tempo nei negozi specializzati in alimentazione naturale, adesso si trova in tutti i supermercati, anche a marchio delle catene.

    Parliamo della pasta di ceci, di lenticchie o di piselli, che non può passare inosservata da chi fa attenzione alle novità, anche perché presenta colori insoliti, grazie all’utilizzo di farina prodotta con questi legumi. Nella maggior parte dei casi sono formati corti, come sedani, fusilli o caserecce, che tengono meglio la cottura rispetto a una pasta lunga, i tempi di cottura sono infatti più rapidi di quella della pasta di semola, la consistenza non è all’altezza delle migliori paste della nostra tradizione, però il sapore è originale, diverso a seconda del legume utilizzato, e questo ne fa un prodotto interessante per abbinamenti insoliti.

     

    Il marchio Coop, nella linea BeneSì, propone caserecce di farina di ceci e penne a base di lenticchie gialle prodotte dall’azienda bresciana Pasta Lensi. La linea Semplici e Buoni di Pam-Panorama comprende invece sedanini di lenticchie rosse e fusilli di piselli verdi, prodotti da Andriani di Gravina di Puglia. Fra i marchi più noti non possiamo dimenticare la Barilla, con formati come le caserecce di ceci e le penne di lenticchie rosse. Un marchio meno noto, presente in molti supermercati è invece Felicia: pasta prodotta da Andriani, in uno stabilimento di oltre 4000 mq, interamente dedicato alla produzione senza glutine.

    Nei supermercati specializzati, come NaturaSì, troviamo pasta a marchio Ecor, (sedanini di lenticchie rosse, fusilli di piselli verdi e spaghetti di lenticchie gialle e riso), prodotta da Andriani, oltre a marchi specializzati in prodotti bio come Fior di Loto, e Probios (prodotto da Pasta Lensi) che propone fra l’altro spaghetti di lenticchie gialle.

    L’azienda Adriani produce pasta con farine ricavate da 35 diverse materie prime come, riso, mais, quinoa, avena e grano saraceno, oltre ai legumi. Qui si svolge sia la macinazione che la produzione della pasta, a partire dalle diverse farine; i prodotti sono destinati per il 49% al mercato nazionale e per il 51% all’esportazione.

    “La pasta di legumi – dice Andriani – è nata cinque anni fa da una richiesta del mercato statunitense, con l’idea di introdurre proteine vegetali per sostituire quelle animali. L’estero per noi è in molti casi il mercato di riferimento perché in generale c’è più attenzione verso prodotti innovativi che siano bilanciati dal punto di vista nutrizionale. Non pensiamo assolutamente che la pasta di legumi possa sostituire la nostra pasta di semola ma che sia invece un modo nuovo e più pratico, per consumare i legumi.”

    Naturalmente questa pasta è adatta ai celiaci, e si colloca nel mercato del “senza glutine”, che riscuote un notevole successo anche fra chi celiaco non è, ma l’interesse nutrizionale non è legato all’assenza di glutine – sostanza assolutamente innocua per la maggior parte delle persone – quanto alla ricchezza nutrizionale.

    “La pasta di legumi – sottolinea il nutrizionista Enzo Spisni – è un alimento interessante non solo per i vegani e per le persone intolleranti al glutine, ma per tutti, perché è ricca di proteine e quindi utile per fornire queste sostanze in sostituzione dei prodotti di origine animale. Volenti o nolenti dovremo ridurre il consumo di carne, perché l’impatto ambientale degli allevamenti non è sostenibile. La pasta di legumi ha caratteristiche apprezzabili, perché contiene circa il 20% di proteine contro il 10%, in media, della pasta di semola. Le proteine dei legumi, come quelle dei cereali, non sono considerate di alto valore biologico perché sono carenti in alcuni amminoacidi essenziali, questi, però possono essere facilmente recuperati durante la giornata consumando cereali. Inoltre l’indice glicemico della pasta di legumi è più basso, mentre il tenore di fibra (intorno al 5-10%) è più alto della pasta di semola, a meno che non consideriamo quella integrale.”

    Bisogna anche notare che i legumi, rispetto ad altre materie prime utilizzate per produrre pasta “alternativa” (come il mais) hanno un impatto ambientale ridotto, anzi seminare legumi, in rotazione con altre colture, aiuta ad arricchire terreni impoveriti.

    Fin qui tutto bene: un prodotto nuovo, pratico, sano, italiano e sostenibile per l’ambiente. Quando andiamo alla cassa, però, il prezzo è molto più alto di quello di una pasta di semola industriale, che si attesta intorno a 1-1,5 €/kg: 8 €/kg la pasta di legumi a marchio Coop, circa 12 quella a marchio Pam, come pure  Felicia Bio e i formati Fior di Loto che troviamo al supermercato. Si sale anche a 15-16 €/kg per alcune tipologie disponibili nei negozi specializzati. A cosa è dovuta questa differenza?  “La materia prima è più costosa della semola – fa notare Andriani -, inoltre i legumi hanno caratteristiche meno costanti del grano, per cui se per esempio si hanno 10 quintali di legumi, circa la metà viene scartata perché presenta qualche difetto, e destinata alla produzione di mangime per animali o packaging innovativi. C’è da considerare, inoltre, che la produzione è meno efficiente perché, a causa della domanda ridotta, le linee produttive devono essere spesso interrotte e preparate per passare a un prodotto diverso”.

    Insomma, può valere la pena investire qualche euro per provare questa nuova pasta. “L’importante è leggere l’elenco degli ingredienti – ricorda Spisni – e controllare che la pasta sia prodotta esclusivamente con farina di legumi, senza additivi”.

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