• Turismo enogastronomico sempre più in crescita

     

    Pubblicato il secondo rapporto. Gli italiani scelgono l’Italia per le loro vacanze del gusto tra esperienze e desideri. Ecco la fotografia del viaggiatore enoturistico italiano e non solo. Tanti gli spunti su cui lavorare per dare loro pieno appagamento

    Se c’è un motore trainante, in Italia, è quello del turismo enogastronomico. Il Primo Rapporto sul Turismo enogastronomico italiano presentato nel 2017 aveva già disegnato il viaggiatore tipo che fa questa scelta quandosi tratta di spostarsi delineandone le ragioni e le preferenze. Il secondo Rapporto, appena presentato, ci parla di un settore che, oggettivamente, non conosce crisi.

    A dimostrarlo basta il dato generale: nel 2016 erano il 21% gli italiani interessati a questo tipo di turismo; nel 2017 la percentuale era salita al 30%; nel 2018 l’incremento è stato tale da far registrare il 45% per un incremento complessivo, nell’ultimo anno, del 48%.

    Ma come si incrociano domanda e offerta? Quel è l’offerta e, soprattutto, cosa cercano gli italiani che puntano sulla vacanza enogastronomica.

    Gli italiani scelgono l’Italia e non è una questione di budget
    Uno dei dati più interessanti è relativo al reddito dei viaggiatori. Verrebbe naturale pensare che vacanze di questo genere se le conceda chi ha un budget elevato perché spesso l’offerta va di pari passo con il lusso. In realtà non è così. La diversificazione c’è e questo comporta che la percentuale dei viaggiatori che si spostano per scoprire il gusto e l’identità di un territorio sia equamente divisa tra chi ha un guadagno annuale fino o sopra a 28mila euro (46% i primi, 50% i secondi).

    Altro dato incoraggiante è che gli italiani il turismo enogastronomico, consci delle tante eccellenze che costellano il Paese, preferiscono spostarsi dentro i confini nazionali: è una scelta del 75% dei turisti enogastronomici. Il 17% non disdegna anche una tappa all’estero, mentre la scelta al di là dello Stivale è preferita solo dall’8% dei viaggiatori.

    Lo si sceglie più al sud, ma in lungo e in largo sono i giovani quelli in cerca di un nuovo “paesaggio”

    Tra i dati incoraggianti c’è anche quello per cui il 98% dei turisti italiani nel corso dei suoi viaggi ha partecipato almeno ad un’esperienza gastronomica negli ultimi 3 anni. Ma chi sono i turisti del gusto? In genere sono sposati o convivono e arrivano da ogni angolo del Paese. E’ il sud, tuttavia, la fetta d’Italia da cui si muovono di più. Da qui, infatti, arriva il 52% dei turisti enogastronomici. Segue il centrosud con il suo 47% di viaggiatori. Chiude la classifica il nord con il 41% dei turisti in partenza dal Nord Ovest e il 39% dal Nord Est.

    E i giovani? Ci sono anche loro in questa fetta di mercato in continua crescita. Anzi sono soprattutto questi a considerarla una delle vacanze più appaganti. Ad amare l’immersione nella natura, nel vino e nei sapori dei territori e dunque ad essere alla ricerca di identità da scoprire sembrano essere proprio loro. Nello specifico il concetto di “paesaggio enogastronomico” dove cultura, persone, ambiente, attività e prodotto tipico si fondono conquista il 47% della Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980) e il 46% dei Millennial ( i nati tra il 1981 e il 1998)

    Le esperienze che, in cerca d’identità, ci piacciono di più…

    Ma quali sono quelle esperienze enogastronomiche che gli italiani amano di più? Il Rapporto ci dice anche questo. Su tutti c’è la convivialità. L’88% dei turisti enogastronomici infatti ama mangiare e bere prodotti tipici del territorio in un locale tipico. Segue la visita nei mercati dove quei prodotti tipici possono essere acquistati. Scelta fatta nell’82% dei casi.

    Non si disdegna la visita nei bar e nei ristoranti storici (72%). Il 70% ama anche acquistare cibo direttamente in un food truck a dimostrazione di come il fenomeno sia in crescita esponenziale. L’esperienza diretta interessa poi il 62% dei viaggiatori enogastronomici che, nella loro vacanza, amano partecipare ad un evento legato a cibo e vino.

    Ma uno dei dati che più interessa le aziende è quello che ci racconta di viaggiatori interessati a visitare le loro realtà: il 62% sceglie le aziende agricole; il 56% le cantine. Dati, va detto, in crescita rispetto al 2017, ma con un 22% di persone che dichiara di non trovare ancora piena soddisfazione rispetto ai propri desideri. Ecco, dunque, l’elemento su cui le imprese agricole italiane, siano esse cantine o meno, devono concentrare i loro sforzi ascoltando, magari, proprio i visitatori per programmare nuove attività che possano determinarne il ritorno e, magari, l’affezione.

    Di buono, almeno guardando al vino, c’è il boom dei musei dedicati. Musei regolarmente esperienziali. Un trend che si è seguito e che oggi ci dice che la scelta è stata decisamente oculata. Ora, però, sarebbe il caso di esaudire il desiderio espresso dal 68% dei turisti del settore wine&food: realizzare un museo nazionale dedicato all’enogastronomia.

    Le mete preferite? In Italia ci si divide tra Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna

    Ma quali sono le mete turistiche preferite dagli italiani quando si tratta di cibo, vino, territorio ed esperienza? Se guardiamo alle regioni a contendersi lo scettro sono Sicilia ed Emilia Romagna entrambe preferite nel 15% dei casi e Toscana scelta nel 14% dei viaggi. Seguono Puglia e Campania con una percentuale leggermente superiore al 10% e il Lazio che si ferma al 5%.

    Tra le città, però, la preferita è Napoli (11%). Seguono Roma (10,1%), Firenze (9,7%), Bologna (8%), Palermo (7%) e Bari (4%). Abbiamo visto, all’inizio, che il 17% dei turisti enogastronomici non disdegna una tappa all’estero e che il 7% lo preferisce in assoluto. Quali sono dunque le mete più apprezzate da chi valica il confine alla scoperta di identità territoriali differenti e delle sue eccellenze nei piatti e nei calici? Su tutti c’è la Spagna con il suo 20%, seguito a ruota dalla Francia (18%) e dalla Grecia che con il suo 7% segue a distanza. Tra le città però c’è prima Parigi (15%) cui seguono Barcellona (10%) e Madrid (8%).

    Anche per gli stranieri siamo la meta top. A chi piacciamo di più? Tedeschi e americani

    Il turismo enogastronomico, però, non è una realtà tutta nazionale. Anche gli stranieri scelgono l’Italia per le loro vacanze a tema. Come vanno le cose da questo punto di vista? Decisamente bene almeno stando ai dati elaborati dall’indagine condotta su 99 tour operatori stranieri che hanno partecipato alle due principali fiere di settore italiane: Good Italy 2017 e Biteg 2017.

    Ben 61 di questi, cioè il 62%, ha nella propria offerta pacchetti a tema enogastornomico con meta l’Italia. A sceglierci sono soprattutto i tedeschi (23%) e gli statunitensi (18%). Le loro mete preferite? La Toscana presente nel catalogo di offerta del 72% dei tour operatori considerati, e il Piemonte scelto nel 59% dei casi.

    Il patrimonio che sappiamo donare è inestimabile, ma i new media vanno sfruttati di più

    Chiudiamo con il giusto orgoglio. Scegliere di non espatriare per il turismo enogastronomico, ma anzi attirare turisti dall’estero, è un dato oggettivo che deriva dall’oggettività dell’incredibile offerta che dà il nostro territorio. L’Italia vanta infatti 825 prodotti agroalimentari e vitivinicoli ad Indicazione Geografica. Ne ha 5.056 tradizionali. Quattro dei suoi beni enogastronoimci sono nella lista del patrimonio tangibile e intangibile dell’Unesco che riconosce anche 2 città creative dell’enogastronomia.

    Se parliamo di impresa nella ristorazione ne contiamo 334.743. Di ristoranti di eccellenza ne annoveriamo 875. Gli agriturismi che offrono alloggi, ristorazione e altre proposte turistiche sono 23.406. I musei legati al gusto sono 114. Le Strade del Vino e dei Sapori 173. A tutto questo si aggiungono le esperienze a tema da vivere in cantina, nei birrifici e nei frantoi oltre alle sagre, le feste enogastronomiche e le esperienze di cooking class.

    E se il riconoscimento ci viene dalla storia, a veicolarla e far crescere esponenzialmente la curiosità nei confronti delle nostre eccellenze sono internet e i social network. Quello su cui si dovrebbe investire di più. I settori su cui anche la nostra Start Up ha deciso di puntare offrendo servizi innovativi ai professionisti del vino in una visione globale che integri alla tradizione, la semplificazione e la promozione sui nuovi canali di comunicazione.

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