• Tutta l’arte attorno all’uovo, oltre quello di Pasqua

    L’uovo, per tutte le culture antiche, aveva un valore simbolico enorme: era il simbolo della vita e della rinascita. Il cristianesimo ha reinterpretato questa tradizione alla luce delle Nuove Scritture.

     

     

    L’uovo di Pasqua è un oggetto tradizionale, divenuto nel tempo uno dei simboli della stessa festività cristiana. Nel cristianesimo simboleggia la risurrezione di Gesù dal sepolcro.

    L’usanza cristiana delle uova di Pasqua è iniziata tra i primi cristiani della Mesopotamia, che macchiarono le uova con la colorazione rossa “in ricordo del sangue di Cristo, versato alla sua crocifissione

    La tradizione del classico uovo di cioccolato è recente, ma il dono di uova vere, decorate con qualsiasi tipo di disegni o dediche, è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo.

     

     

    L’usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò, nel Medioevo come regalo alla servitù. Nel medesimo periodo l’uovo decorato, da simbolo della rinascita primaverile della natura, divenne con il Cristianesimo il simbolo della rinascita dell’uomo in Cristo. La diffusione dell’uovo come regalo pasquale sorse probabilmente in Germania, dove si diffuse la tradizione di donare semplici uova in occasione di questa festività.

    Qui tra la gente comune la consuetudine era distribuire uova bollite, avvolte in foglie e fiori in modo che si colorassero naturalmente

    Ogni angolo del mondo ha la sua tradizione, come ad esempio in Ucraina, per la Pasqua Ortodossa, si usano dipingere le uova di rosso. L’arte della decorazione delle Uova di Pasqua prende il nome di Pisanka ed è una pratica artigianale molto diffusa. L‘uovo decorato diventa quindi un talismano, perché la pittura imprime, attraverso il disegno, le preghiere, i desideri, i ringraziamenti di chi lo fa.

     

     

    Le origini dell’uovo di cioccolato sono da ricondurre al re Sole, Luigi XIV. Fu lui che per primo, a inizio Settecento, fece realizzare un uovo di crema di cacao al suo chocolatier di corte.

    I primi esemplari di uovo di Pasqua sembrano non fossero vuoti come gli attuali, ma completamente ricolmi: il dolce vuoto, affinché potesse contenere una sorpresa, potrebbe essere proprio nato in concomitanza con i preziosissimi esemplari di Fabergé.

     

     

    Mentre il ricorso di massa alle uova di cioccolato prodotte a livello industriale si è affermato con una certa imponenza nel corso del 900, con un boom a partire dal secondo Dopoguerra, la possibilità che il cioccolato potesse essere manipolato nelle forme più insolite risale al secolo precedente.

     

     

    È grazie al lavoro dei cioccolatai francesi e svizzeri che uno dei più gustosi alimenti esistenti giunge ai giorni nostri. I passaggi sono molti e complessi da sintetizzare, in questo frangente basterà ricordare le innovazioni di François Louis Cailler, il quale nel 1819 realizzò un primo macchinario per la manipolazione del cacao in pasta, affinché il cioccolato potesse essere venduto in tavolette.

    Anche l’ingegno dell’olandese Coenraad van Houte, che negli anni 20 del 1800 inventò una pressa idraulica per separare i grassi dalla polvere di cacao, così che il prodotto potesse essere risultare altamente malleabile, per assumere qualsiasi forma, uova comprese.

    A Daniel Peter si fa risalire la nascita del cioccolato al latte, mentre da Rodolphe Lindt deriva il conciaggio. La prima produzione industriale di uova di cioccolato sembra essere infine merito di John Cadbury, nel 1875.

    Frazie soprattutto a Fabergè tra i nobili e gli aristocratici invece si diffuse l’abitudine di fabbricarne e regalarne alcune di argento, platino o oro, decorate.

    Questa tradizione è arrivata fino al XIX secolo e nella Russia degli zar l’arte della loro fabbricazione ha raggiunto vette ineguagliabili. Merito dell’orafo di corte Peter Carl Fabergé (1846-1920), incaricato dallo zar Alessandro III di preparare per la zarina delle meravigliose uova decorate (la collezione imperiale vanta 52 esemplari stupefacenti). Il primo uovo realizzato era in platino smaltato di bianco.

     

     

    Al suo interno conteneva un altro uovo, questa volta in oro, il quale conteneva altri due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato. La produzione di Fabergé fu enorme: si interruppe solo nel 1918 quando la Casa Fabergé venne nazionalizzata dai bolscevichi: l’orafo non si riprese mai dallo shock della Rivoluzione Russa e morì due anni dopo.

     

     

     

     

     

     

     

    Già Fenici ed Egizi, in particolare, decoravano le uova di struzzo e le utilizzavano come boccali per i riti religiosi.  ne hanno lasciato esempi davvero interessanti.

     

     

    Scoperti anche alcuni antichi vasi greci a forma di uovo utilizzati come corredo funerario intorno al V secolo a.C.

     

     

    È chiaro che quella dell’uovo non è una forma come tante: è facile, infatti, associarlo alla nascita e alla rigenerazione. Il mito dell’uovo cosmico, da cui avrebbe avuto origine l’universo, è nato migliaia di anni fa e, un po’ come l’albero della vita, ha attraversato tutte le culture mantenendo sempre il legame con il concetto di vita e di rinascita.

    Con il Cristianesimo l’uovo simboleggia anche la resurrezione (per questo si regalano a Pasqua) e fin dal Medioevo è associato alla Maddalena che in tante immagini sacre ne tiene in mano uno, spesso di colore rosso.

     

     

    La forma dell’uovo, inoltre, sembra fondere il cerchio (simbolo del divino) e il triangolo, direzione dell’ascesi mistica, confermandone la forte carica simbolica.

    Eppure si tratta di un oggetto apparentemente semplice, dalla geometria essenziale… per disegnarlo, infatti, bastano pochi passaggi.

     

     

    L’uovo torna a far capolino nel Rinascimento con la “Sacra Conversazione” che Piero della Francesca dipinge nel 1474. Qui l’uovo di struzzo allude all’immacolata concezione della Vergine, ma è anche un simbolo più generale di rinascita.

     

     

    Il coro sbuca da un uovo filosofale, il contenitore che gli alchimisti utilizzavano per operare le trasmutazioni della materia. Un uomo ha un imbuto capovolto sulla testa, simbolo di follia. Il monaco in primo piano, invece, è talmente preso dalla musica che non si accorge che qualcuno, da dietro, gli sta rubando il sacchetto dei soldi…

     

     

    Nessun esoterismo, invece, in Diego Velazquez. Nella sua “Vecchia che cucina le uova” del 1618, l’uovo è solo cibo, umile per giunta.

    D’altra parte siamo nell’epoca che ha inventato la scena di genere, il ritratto di momenti quotidiani privi di ogni ulteriore significato. Nulla di strano che anche l’uovo perda i suoi attributi cosmici e filosofici e finisca… strapazzato!

     

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