• Visual food: da mangiare anche con gli occhi

    Il cubo di Rubik di frutta, la caprese una rosa sbocciata, topo-limoni, maialini di prosciutto, scaloppine-gufetti e igloo di formaggio. Con il cibo si gioca, a differenza di quanto ci hanno insegnato. E poi si mangia tutto, la rosa e anche il cubo .

     

    Il visual food o anche uaufood è un’arte  culinaria che ha la capacità di appagare il gusto, la vista e anche l’ego di chi trasforma pietanze in visione.

     

     

    Dal cake design, l’arte culinaria del decorare dolci tramite pasta di zucchero e glassa al visual food con il quale  si è fatto un passo in avanti e sono stati coinvolti tutti gli alimenti: ognuno può essere fonte di ispirazione per una trasformazione.

    Poi, a differenza delle torte dove le paste di zucchero colorate sono commestibili ma non salutari, nella concezione del visual food quello che si trasforma è real food: si mangia. Si premia la vista ma non si spreca nulla. Alcune creazioni richiedono strumenti adatti, tempo e abilità. Altre invece, a giudicare dai numerosi tutorial, sono semplici e veloci da fare.

    Trasformare in storie i piatti può servire per far mangiare i bambini in crociata contro certi ingredienti o a preparare una cena a cui si vuole dare un tocco scenografico. Soprattutto può diventare il biglietto per evadere in un mondo fantastico, poi da mangiare, pezzo a pezzo. Anche questo, per me, è benessere.

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